Passa al contenuto principale

Autore: Angelo Marolla

Giornata Mondiale del cane: un’occasione per festeggiare!

Quanti sanno che il 26 agosto è la Giornata mondiale del cane? Forse pochi, eppure questa festa esiste e merita di essere festeggiata come si deve con il proprio cucciolo.

La giornata internazionale del cane è di recente istituzione, tanto che risale a soli pochi anni fa, precisamente nel 2004 e ad opera degli Stati Uniti dietro l’iniziativa della super esperta di animali domestici Colleen Paige.

Infatti, inizialmente non era una festa “international”, ma solo un “National Dog Day”, quindi sancita come festività relativa solo agli Stati Uniti.

Ma perché cade proprio il 26 agosto?

Ebbene, questa data è stata scelta perché il 26 agosto è il giorno in cui la famiglia di Colleen Paige adottò il suo primo cane.

Ed è da qui che nasce tutto.

Certo, noi sappiamo bene che ogni giorno è il giorno del nostro amico a quattro zampe, perché sono infinite le cose positive che un pelosone riesce a portare in una famiglia e per le quali va ringraziato: l’interazione con i bambini, il miglioramento della qualità della vita degli anziani e anche quello della nostra salute fisica, grazie alle passeggiate quotidiane a cui ci “costringono”.

Senza dimenticare che ci fanno compagnia e che portano una serenità praticamente costante nella nostra vita.

Altrimenti, perché sarebbero tra i principali protagonisti della Pet Therapy?

A tal proposito, anzi, uno studio dell’associazione American Humane sui benefici portati dalla presenza di un cane all’interno di famiglie con giovani pazienti ricoverati a causa di cancro ha dimostrato che la presenza di un animale può dare supporto ed influenzare positivamente le famiglie ed i giovani pazienti.

“Chi non ha avuto un cane non sa cosa significhi essere amato.” (Arthur Schopenhauer)

E con la parola amato si intende un amore costante, manifestatoci e ricambiato tutti i giorni in modo sincero e genuino, quindi anche noi ricordiamoci del nostro super amico sempre, non solo oggi, mi raccomando!

E voi come festeggiate il vostro cane? Ditecelo e raccontateci i vostri programmi insieme al vostro amico a quattro zampe!

La storia a lieto fine di Neve: il pastore abruzzese disperso da 6 mesi

Abbiamo già raccontato la triste storia del pastore abruzzese nell’articolo precedente. Per fortuna e grazie a un grande lavoro di squadra, la dolce Neve è ritornata a casa dai suoi padroni.

Smarrita il 31 Dicembre 2019 a causa dei botti, cercata in lungo e in largo per strada, nei canili di zona, ed era stata sporta regolare denuncia di smarrimento il giorno seguente. Il suo recupero, lettura chip e messa in sicurezza a casa di una volontaria che ci ha gentilmente offerto stallo, sono stati pieni di notevole difficoltà.

Ma le storie a lieto fine come questa sono quelle che ci ridanno la carica nei momenti in cui ci chiediamo chi ce lo fa fare. Dopo 6 mesi, NEVE, questo è il suo nome, è tornata dalla sua famiglia che l’ha riabbracciata in lacrime.

Centinaia di cuccioli senza registrazioni e centinaia di cani smarriti senza possibilità di tornare dai padroni: il perché è imbarazzante

Sì, non è un titolo acchiappa click, è imbarazzante davvero ciò che ormai da 5 giorni abbondanti sta succedendo in Abruzzo. Il sito sivra.regione.abruzzo.it , è bloccato. Impossibile raggiungere il sito sivra da ben 5 giorni, quindi la Regione Abruzzo è letteralmente senza sistema informativo di tutte le attività veterinarie. Unico modo di accedere a questi servizi è online.

La Regione Abruzzo dice che si sta facendo il possibile, ma quale problema tecnico informatico non si riesce a risolvere in 5 giorni?

In questo modo storie come questa che vi stiamo per raccontare rischiano di rimanere illusioni, sogni o momenti di gioia spezzati.

Questa cagnolona, che sembra un pastore abruzzese, è stata avvistata per la prima volta lunedì 8 Giugno, poi, dopo diversi tentativi, finalmente è stata avvicinata, le è stata data acqua e cibo e finalmente si è fatta agganciare un guinzaglio per la lettura del chip.

Subito contattati i volontari sono arrivati immediatamente per la lettura del chip, speranza, emozione… e sì! Ce l’ha, ha un chip. Ma c’è un ma…

Il sito SIVRA non funziona e quindi non possiamo sapere chi è il padrone. Per chi non lo sapesse, questa è la procedura di lettura chip, per la privacy il lettore dà un codice, poi l’operatore deve loggarsi nel sito sivra e si può allora risalire al proprietario.

Dopo tutto questo tour il cane, con guinzaglio, che comunque dimostra di quanto buona sia, è stato accompagnato a piedi in una casa che si è offerta di tenerla in stallo aspettando che il sito si riprenda.

Perché questo articolo?

Perché tante volte fare rumore, come scriverebbe Shakespeare non serve a nulla: “Much ado about nothing” (Molto strepito per nulla), ma altre volte sì, specie quando si inizia a condividere sui social.

Pastore abruzzese smarrito a Pescara

Grazie per chi vorrà farlo, grazie per lei che già vi porge la sua zampa, così come ha fatto al nostro Angelo, come a chiedergli aiuto.

Post quarantena: come evitare l’ansia nel cane

Differentemente dalle solite abitudini, molti dei nostri cani si sono ritrovati tra le zampe i propri padroni molto di più di quanto non fosse prima. Quarantena vuol dire anche questo. Ma come evitare l’ansia da separazione una volta tornati alla “normalità”?

Per rispondere a questo quesito ci sono venuti in aiuto gli addestratori cinofili del centro Quattropiudue: Alessia Scazzuso e Claudio Papa.

In un articolo del loro blog spiegano nel dettaglio questa problematica e la analizzano nel particolare: http://www.quattropiudue.it/il-centro-cinofilo/

Il proprietario spesso però non riconosce i comportamenti che il cane manifesta in sua assenza come segnali di un malessere, interpretandoli troppe volte come “un dispetto”. Tutti conosciamo la leggendaria la frase: “Lui sa che ha sbagliato! Perché quando rientro sparisce e si mette con le orecchie basse sotto il tavolo”.

Queste posture che si notano nel cane, non sono altro che comunicazioni di sottomissione, quasi sempre risultato di punizioni date dal proprietario al momento del rientro, ma sicuramente non frutto di una consapevolezza nell’animale di aver sbagliato.

Sono un po’ più rare, fortunatamente, situazioni in cui il cane entra in uno stato di apatia che persiste per tutto il tempo della separazione. Sono altresì rare, ma non così tanto, attività sostitutive, quali leccamento e mordicchiamento che possono sfociare in situazioni più gravi anche in automutilazioni.

Senza addentrarci troppo in tutte le sfumature che possono esserci dietro le problematiche da separazione, per semplicità le divideremo in due macro gruppi:

  • Il cane vive l’ansia per un attaccamento sbagliato e innaturale costruito con la figura di riferimento
  • Il cane vive l’ansia perché non sopporta l’essere lasciato da solo a causa di una relazione scorretta costruita con il proprietario

Per evitare che l’ansia sfoci soprattutto nel ritorno alla vita normale post quarantena da coronavirus bisogna iniziare da ora a fare alcuni esercizi.

  • Riabituarlo da ora a stare in alcune fasi della giornata da solo, quindi magari in una stanza, oppure, per chi ce l’ha, lasciare lui per un po’ in giardino mentre noi siamo dentro casa a fare le nostre faccende.
  • Abituarlo con gradualità, specie se non è solito rimanere da solo in nostra presenza. Quindi dapprima 15’ fino ad arrivare pian piano ad un’ora. La strada più giusta è sempre la gradualità.
  • Lasciarlo sempre in una stanza – zona della casa nella quale ha la sua cuccia e la ciotola dell’acqua.

Come vedete sono sicuramente semplici esercizi che però faranno stare il nostro amico meglio dopo. Grazie Alessia e grazie Claudio. Questa la loro pagina Facebook:

https://www.facebook.com/quattropiudueaddestramentocinofilo/

Coronavirus: sono i cani che devono aver paura dell’uomo!

Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione.

Tuttavia, poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a SARS-CoV-2, è importante proteggere gli animali di pazienti affetti da COVID-19, limitando la loro esposizione.

Del resto è lo stesso Ministero della Salute che nelle FAQ sul Coronavirus ha spiegato questo concetto (http://bit.ly/coronavirus_faq).

Non ci sono prove che animali domestici possono essere infetti, ma è anche doveroso lavarsi sempre le mani con acqua e sapone dopo il contatto con loro, questa è una regola valida sempre perché ci protegge da vari batteri comuni. Importanti sono le misure igieniche di base che andrebbero sempre tenute come il lavaggio delle mani prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo.

Pubblicata il 31 marzo 2020 sul sito del Ministero la doverosa puntualizzazione da parte della categoria dei Medici Veterinari su come pulire le zampe del proprio cane al ritorno dalla passeggiata, dopo che nei giorni scorsi erano circolate notizie false e pericolose per la salute degli animali, da fonti non attendibili. “La candeggina non va assolutamente utilizzata per pulire le zampe dei cani al rientro da una passeggiata nemmeno se molto diluita in acqua.” Al rientro dalla passeggiata, le zampe del nostro animale da compagnia possono essere pulite utilizzando acqua e sapone neutro, sempre comunque con molta parsimonia e cautela.

Potrebbe però essere vero il contrario, cioè che siamo noi a poter infettare loro, anche se gli effetti su di loro sono diversi dai nostri. Si sono riscontrati sporadici casi di persone malate che hanno infettato i loro amici a 4 zampe. Infatti, spiega Agrimi, direttore del Dipartimento sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria: “L’elevata circolazione del virus tra gli esseri umani sembra però non risparmiare, in alcune occasioni, gli animali che condividono con l’uomo ambiente domestico, quotidianità e affetto”, prosegue l’esperto, specificando che, al 2 aprile 2020, a fronte di 800 mila casi confermati nel mondo di coronavirus nell’uomo, sono solamente 4 i casi documentati di positività negli animali da compagnia: due cani e un gatto ad Hong Kong e un gatto in Belgio. E in tutti i casi, all’origine dell’infezione negli animali vi sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da coronavirus.

Riassunto per chi ama regole chiare:

  1. a) se non sei malato, tieni assolutamente il cane con te, non lo abbandonare e portalo a spasso come faresti normalmente. Tieni conto solo del raggio di distanza da casa come previsto dal DPCM.
  2. b) se sei positivo al coronavirus ed hai persone in famiglia o amici che se ne possono occupare, dai per qualche giorno il tuo amico a chi se ne può occupare, almeno finché non guarisci. Questo per non mettere a rischio il tuo animale.
  3. c) se sei malato, ma non sai a chi lasciare il tuo cane/animale, tienilo con te magari stando attento a non scambiare troppe coccole con lui. Del resto loro sicuramente preferiscono rischiare di prendersi il COVID19 piuttosto che essere abbandonato e perdere l’unica persona che vale la loro vita.

Va inoltre ricordato e sottolineato che i nostri amati cani sono fondamentali nelle nostre vite in generale, come tante ricerche evidenziano, perché contribuiscono alla nostra gioia e al nostro benessere, soprattutto in periodi di stress come sono questi giorni che stiamo vivendo. Quindi passare del tempo con il proprio cane e accompagnarlo nel giro o nei giri quotidiani (nel rispetto della normativa) contribuisce a mantenere in salute noi e loro. Insieme. Sempre.

Cani ritrovati: la storia di Leo che ci ha insegnato cosa significhi “aspettare”

Ci sono tante storie sul web di cani ritrovati o che tornano dal proprio padrone dopo anni di attesa.

Oggi, vogliamo raccontarvi la storia di Leo, un piccolo meticcio, che ha dato una lezione sull’amore a tutti noi.

Ha atteso i suoi padroni per 4 anni. E lo ha fatto aspettando esattamente sempre allo stesso incrocio, fino a quando li ha ritrovati.

Saltò fuori dal finestrino nel 2015 in una strada della Thailandia.

Ora, grazie ai social, riabbraccia la sua famiglia, ma non tornerà a casa…

Questo è quanto si legge in un articolo di Giacomo Talignani su LaRepubblica

Il cane si trova in Thailandia, nella periferia di Khon Kaen e, infatti, la storia è stata raccontata per la prima volta dal portale Dog Thailand.

 

Leo il cane che ha atteso i padroni per quattro anni
Leo il cane che ha atteso i padroni per quattro anni. Foto: www.naewna.com

Siamo alla metà di febbraio 2015 quando Nang, oggi di 64 anni, stava guidando insieme al marito verso la città di Khon Kaen per andare a trovare la figlia.

Dietro, con i finestrini abbassati, c’era il loro cane meticcio chiamato Bon Bon.

I due coniugi non si accorgono di nulla, ma ad un incrocio, probabilmente attratto da chissà cosa, il cane salta fuori dal finestrino.

Soltanto poco dopo, mentre fanno una sosta per fare benzina, si avvedono che il loro cane non c’era più.

Tornano subito indietro, lo cercano per oltre una settimana, ma dell’amico a quattro zampe non c’è traccia.

Passati un po’ di giorni, sconfitti dall’idea che forse Bon Bon fosse stato investito, i due smettono di cercare.

Passano i mesi, gli anni, finché un abitante che per lavoro percorreva sempre la stessa strada comincia a notare quel cane fermo ogni giorno ad un incrocio.

Una mattina, vede che a dargli da mangiare c’è una donna e si ferma a fare due chiacchiere.

La signora Saowalak, 45 anni, racconta di aver incontrato l’animale alcuni anni prima.

“Era pelle e ossa, era malato” dice.

Lo raccolse dalla strada portandolo nella sua casa, ma, poco dopo, Leo, questo il nome che gli aveva dato, scappò.

La donna andò a cercarlo nello stesso posto in cui lo aveva trovato e il cane era ancora lì, all’incrocio.

A quel punto, capì che il cane stava aspettando qualcuno, anche perché era sempre molto vigile quando era in quel punto.

Allora, decise di prendersene cura a distanza.

Incuriosito dalla storia, la persona che ha raccolto la vicenda nei primi giorni di settembre del 2019 ha deciso di pubblicarla su Facebook con una foto dell’animale.

Il post è diventato virale e la vicenda del cane che aspettava da anni all’incrocio è rimbalzata velocemente sui social, tanto da arrivare fino alla figlia di Nang.

“Mamma, non sembra Bon Bon?” ha chiesto la figlia alla madre notando la somiglianza con quel cane ora chiamato Leo.

Nang ha raccontato ai media del sud est asiatico che “quasi mi è venuto un infarto: era lui“.

I vecchi proprietari si sono immediatamente diretti a quell’incrocio e lì hanno chiamato Bon Bon, che è arrivato scondinzolando e facendo festa.

L’attesa durata quattro anni era finita.

Trascorse alcune ore a coccolare il loro cane, la famiglia di Nang ha incontrato anche Saowalak, la donna che si è presa cura di lui.

Quando tutti insieme si sono ritrovati in quell’incrocio ed è arrivato il momento di riportare Bon Bon a casa, il cane è però apparso riluttante a seguire la sua vecchia famiglia.

“Sembrava essersi legato alla nuova padrona“, ha detto Nang.

Bon Bon era diventato a tutti gli effetti Leo.

Dopo averci pensato un po’, la vecchia famiglia ha deciso di affidare il cane a Saowalak, pagando, però, una visita al veterinario per assicurarsi delle condizioni di salute di Leo.

L’animale adesso vivrà con la sua nuova amica, mentre i suoi precedenti padroni promettono di andarlo a trovare spesso.

Noi non sappiamo se la storia sia stata raccontata così o se sia effettivamente andata così, come non sappiamo come mai Leo sia stato titubante nel voler seguire i padroni, fatto sta che l’attesa è finita…

“L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi“
(Dietrich Bonhoeffer)

 

Cani al matrimonio: Charlie accompagna in fin di vita la sua padrona all’altare

Sentiamo ormai tante storie di cani al matrimonio dei propri padroni, pronti ad accompagnarli all’Altare nel giorno più importante della loro vita.

Del resto, è una splendida scelta visto che i nostri amici cani fanno parte delle nostre vite e, quindi, in un giorno così importante è molto bello che possano essere con noi.

Tanto che una fotografa, che poi ha immortalato anche questa storia, si è specializzata proprio in questo tipo di foto: Jendz photography

Stupisce davvero molto quando questi legami riescono ad arrivare ai limiti dell’incredibile, ma in questa storia c’è solo tanta commozione, nessuna cosa strana o bugia raccontata.

Si tratta della storia di Charlie, il cane che, in fin di vita, ha accompagnato la sua proprietaria al matrimonio.

15 anni di condivisioni, di quasi simbiosi, di emozioni tra Charlie e Kelly, che potete vedere in alcune foto qui:

Charlie il cane che in fin di vita ha accompagnato la sua padrona all'altare
Charlie il cane che in fin di vita ha accompagnato la sua padrona all’altare. Foto: Jen DZ

Kelly non avrebbe desiderato altro che vedere il suo amico Charlie accanto a lei il giorno del suo matrimonio. Eppure, sapeva che, viste le sue condizioni di salute, non ce l’avrebbe mai fatta.

La sua gioia nel vederlo arrivare quel giorno, trasportato in braccio da sua sorella, è stata incontenibile.

Come ultimo sforzo, il cane Charlie ha voluto accompagnare la sua migliore amica all’altare, in un giorno così importante.

Purtroppo, Charlie è morto due settimane dopo, circondato dall’amore e dall’affetto che ogni cane merita.

Una bella storia di amicizia.

Lei veterinaria, lui portato da cucciolo nella clinica nella quale lei lavora ed è da lì che questa magnifica storia prende il via.

Purtroppo, però, all’età di 15 anni a Charlie è stato diagnosticato un tumore al cervello.

Nessuna possibilità di cura, data anche l’età del cane.

Questa terribile notizia è arrivata a Kelly proprio poco prima del suo matrimonio, al quale avrebbe voluto che lui fosse presente al suo fianco, ma le sue condizioni non erano adeguate o, forse, non sembravano tali.

Vederlo arrivare e percorrere la navata in braccio a sua sorella è stato di certo uno dei momenti più intensi di quella giornata.

Charlie ha intrapreso il suo cammino sul ponte arcobaleno due settimane dopo, ma ciò che ha lasciato a tutti sono amore, lealtà e questa splendida storia da raccontare.

 

Il cane Charlie al matrimonio dei propri padroni
Il cane Charlie al matrimonio dei propri padroni. Foto: Jen DZ

Cani e bambini: come i cani aiutano a non aver paura della TAC e non solo!

Il rapporto tra cani e bambini è sempre stato qualcosa di speciale, ma c’è un luogo in cui questo magico legame è diventato qualcosa di più di una semplice compagnia per giocare.

Siamo al Southampton Children’s Hospital ed è qui che i medici hanno ben pensato di farsi aiutare dai nostri amici a quattro zampe per far passare ai bambini la paura della TAC.

Naturalmente, stiamo parlando di cani da Pet Therapy: SCH Therapy Dogs.

Leo Golden Retriever Pet Therapy
Foto di: SCH Therapy Dogs

Si tratta, in questo caso, di un Golden Retriever di nome Leo, che mostra ai bimbi come funziona la macchina e che si può stare tranquilli anche nel tubo.

Logicamente, la macchina non è in funzione, lo diciamo per i più scettici e sempre pronti alle critiche.

Ci mancherebbe!

La cosa molto bella, simpatica e interessante da emulare è che una voce guida spiega tutto quello che il cane può fare durante la rilevazione a raggi X: dormire come in un letto, ascoltare musica e farsi scattare foto, come fa Leo.

Ed è qui che i bambini si rassicurano.

Non è un semplice racconto, ma la pura verità.

Questi passaggi vengono fatti anche con altri macchinari, come l’eco-cardiogramma.

È incredibile come questi cani sappiano fare alla perfezione il loro “lavoro”. Bisogna davvero dirgli grazie.

Pet therapy bambini
Pet therapy bambini. Foto di: SCH Therapy Dogs

Questa splendida idea di far “spiegare” ai cani che quelli che hanno davanti non sono macchinari così brutti è nata già sei anni fa, quando un piccolo paziente aveva paura di indossare una maschera in ospedale.

Accanto a lui c’era un amico a quattro zampe, che non ha esitato a mettersi la maschera al posto suo.

Da quel momento, il bimbo non ha avuto più problemi.

Ovviamente, i dog-tor – così vengono chiamati i cani che lavorano in ospedale – dispensano tantissime coccole a tutti i piccoli malati.

Guarda qui qualche foto per renderti conto di cosa sono capaci: QUI.

Legame tra uomo e cane: dalla fobia all’amicizia vera!

Legame tra uomo e cane? Il legame più forte e sincero!
Quando mi hanno chiesto di parlare di quello che è il legame tra uomo e cane, il mio pensiero è andato subito alla mia esperienza personale, che credo sia un ottimo esempio di come il modo di percepire tale rapporto possa cambiare radicalmente, se lo si vuole.

Si potrebbe benissimo iniziare questa storia con “c’era una volta ed ora non c’è più”.

Sì, perché una volta la mia fobia per i cani era palese, lampante, mi assaliva ogni qualvolta mi trovassi in prossimità di uno di loro, anche se questo era di piccola taglia.

A me non importava, io avevo paura e basta. Ma nella vita, si sa, le cose possono cambiare e il motivo per cui questo accade può essere dovuto a due possibilità: o perché qualcuno ti aiuta o perché c’è un evento scatenante che porta al cambio di rotta.

A me è successo proprio così… c’è stato un evento incredibile che mi ha cambiato la vita e che mi ha protato a considerare come reale un legame affettivo tra uomo e cane.

La mia compagna aveva provato diverse volte a convincermi di prendere un cane, fino a passare alle “minacce” di riportarmi un cucciolo casa, ma io le avevo fatto capire che non sarebbe stato il caso.

Questo suo resistere, però, non è durato a lungo e un giorno mi sono ritrovato con uno scricciolino nel salotto, così a sorpresa, a brucia pelo.

Subito qualcosa era diverso, sia perché le dimensioni erano davvero minuscole, sia perché mi sono detto: “sì, ma questo è il MIO cane, non posso averne paura“.

Manny il cane d'orato
Manny, il cane d’orato

Quel 30 marzo la mia vita è cambiata, perché avevo la consapevolezza di aver salvato un cagnolino che era destinato ad un canile e perché avevo incontrato il mio vero amico: Manny, il cane dorato.

Ogni giorno, siamo fianco a fianco perché io ho la fortuna di lavorare a casa e quindi possiamo farne di ogni tipo insieme.

Quando Manny è arrivato, però, mi sono posto subito una domanda: perché io ho paura dei cani?

Risposta: perché forse ti hanno morso due o tre volte senza un apparente motivo.

Allora, ho subito pensato che di cani non ne capivo nulla e, per non far diventare il mio cane come quelli che mi avevano portato ad avere quella fobia, avrei dovuto imparare, imparare a conoscerlo, a capire ciò che voleva dirmi, senza dimenticare anche le cose base: il mangiare, la cuccia, la comunicazione semplice.

Il primo passo, quindi, è stato rivolgermi a Claudio e Laura del centro cinofilo Sweet Dog ADS, perché volevo che lui stesse bene, volevo impararne i comportamenti e capire come approcciare al mio amico.

Sono stati mesi difficili, ma utilissimi per conoscerci, per capirci, per diventare amici…

Il risultato? Oggi, se dico “amico”, dico sicuramente Manny.