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Il tradimento di Yulin

Ricomincia il festival dell’orrore, di nuovo a Yulin in Cina si terrà quell’enorme sagra della carne di cane e gatto, migliaia dei nostri fratelli pelosi verranno ammazzati, scuoiati e cotti al momento per la gioia festosa degli orribili esseri umani convenuti appositamente.
Ci avevano illusi dicendo che la Cina, dopo il Covid-19, aveva vietato il consumo di queste carni, la stessa Onorevole Michela Vittoria Brambilla lo aveva annunciato con toni festosi non più tardi del 9 aprile scorso. Si era illusa.

In questi giorni tristi molti dei miei contatti social si scagliano contro il nostro dolore dicendo cose tipo “perché soffrite se ammazzano cani e gatti e non soffrite quando ammazzano manzi e maiali?”
NON SONO D’ACCORDO, è una forzatura, il dolore non è tutto uguale.

Ogni assassinio è una cosa orribile, ogni omicidio è un atto esecrabile… ma se uccidono un soldato dello Sri Lanka mi turba meno dell’omicidio di un veterinario della mia città… visti dall’ottica di un computer sono due morti identiche, viste dal profondo del cuore c’è una differenza enorme.
Con cani e gatti c’è un patto non scritto, loro ci hanno scelti come amici, ci comunicano costantemente il piacere di relazionarsi a noi, i cani ci aspettano quando torniamo dal lavoro, ci scodinzolano anche quando sono vecchi e malfermi, si fidano di noi e scelgono noi anche quando potrebbero sostituirci con altri elementi della loro specie.

Siamo il loro dio e si affidano ciecamente a noi. I gatti si nutrono del nostro contatto fisico, dormirebbero sulla nostra pancia e si accovaccerebbero sulle nostre gambe anche se smettessimo di nutrirli. Noi siamo il contenitore in cui la loro anima trova serenità.

La loro morte mi fa più male della morte degli altri fratelli animali perché si consuma nel tradimento, loro si avvicinano a noi cercando un rapporto e noi li ammazziamo per mangiarli.
Lo so che i “talebani” del veganesimo mi criticheranno, ribadisco che ogni morte è da condannare, mi batterò come ho sempre fatto per un mondo senza violenza sugli animali, tutte le mie azioni saranno volte a costruire un mondo senza violenza… ma sapere che ammazzano cani e gatti mi fa stare più male.
Forse sono io ad essere fatto male ma è così, perdonatemi.

La storia a lieto fine di Neve: il pastore abruzzese disperso da 6 mesi

Abbiamo già raccontato la triste storia del pastore abruzzese nell’articolo precedente. Per fortuna e grazie a un grande lavoro di squadra, la dolce Neve è ritornata a casa dai suoi padroni.

Smarrita il 31 Dicembre 2019 a causa dei botti, cercata in lungo e in largo per strada, nei canili di zona, ed era stata sporta regolare denuncia di smarrimento il giorno seguente. Il suo recupero, lettura chip e messa in sicurezza a casa di una volontaria che ci ha gentilmente offerto stallo, sono stati pieni di notevole difficoltà.

Ma le storie a lieto fine come questa sono quelle che ci ridanno la carica nei momenti in cui ci chiediamo chi ce lo fa fare. Dopo 6 mesi, NEVE, questo è il suo nome, è tornata dalla sua famiglia che l’ha riabbracciata in lacrime.

Centinaia di cuccioli senza registrazioni e centinaia di cani smarriti senza possibilità di tornare dai padroni: il perché è imbarazzante

Sì, non è un titolo acchiappa click, è imbarazzante davvero ciò che ormai da 5 giorni abbondanti sta succedendo in Abruzzo. Il sito sivra.regione.abruzzo.it , è bloccato. Impossibile raggiungere il sito sivra da ben 5 giorni, quindi la Regione Abruzzo è letteralmente senza sistema informativo di tutte le attività veterinarie. Unico modo di accedere a questi servizi è online.

La Regione Abruzzo dice che si sta facendo il possibile, ma quale problema tecnico informatico non si riesce a risolvere in 5 giorni?

In questo modo storie come questa che vi stiamo per raccontare rischiano di rimanere illusioni, sogni o momenti di gioia spezzati.

Questa cagnolona, che sembra un pastore abruzzese, è stata avvistata per la prima volta lunedì 8 Giugno, poi, dopo diversi tentativi, finalmente è stata avvicinata, le è stata data acqua e cibo e finalmente si è fatta agganciare un guinzaglio per la lettura del chip.

Subito contattati i volontari sono arrivati immediatamente per la lettura del chip, speranza, emozione… e sì! Ce l’ha, ha un chip. Ma c’è un ma…

Il sito SIVRA non funziona e quindi non possiamo sapere chi è il padrone. Per chi non lo sapesse, questa è la procedura di lettura chip, per la privacy il lettore dà un codice, poi l’operatore deve loggarsi nel sito sivra e si può allora risalire al proprietario.

Dopo tutto questo tour il cane, con guinzaglio, che comunque dimostra di quanto buona sia, è stato accompagnato a piedi in una casa che si è offerta di tenerla in stallo aspettando che il sito si riprenda.

Perché questo articolo?

Perché tante volte fare rumore, come scriverebbe Shakespeare non serve a nulla: “Much ado about nothing” (Molto strepito per nulla), ma altre volte sì, specie quando si inizia a condividere sui social.

Pastore abruzzese smarrito a Pescara

Grazie per chi vorrà farlo, grazie per lei che già vi porge la sua zampa, così come ha fatto al nostro Angelo, come a chiedergli aiuto.

Gli italiani amano i cani e gli animali domestici: i dati del Rapporto Assalco-Zoomark 2019

Gli italiani amano i cani e, più in generale, tutti gli animali: questa cosa è evidente, basta infatti notare quante persone, quante famiglie, possiedono dei “pet”.

Una conferma ulteriore di ciò è recentemente pervenuta dal Rapporto curato da Assalco, Associazione Nazionale Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia; il report, realizzato in collaborazione con Zoomark, è visionabile a questo link.

In Italia 60 milioni di animali domestici, 7 milioni di cani

Secondo il Rapporto Assalco-Zoomark 2019, infatti, nelle case degli italiani vivrebbero oltre 60 milioni di animali domestici: al primo posto figurano i pesci d’acquario, stimati in 30 milioni, seguono 13 milioni di esemplari di volatili, 7,3 milioni di gatti e 7 milioni di cani.

Ovviamente il paragone numerico tra i cani e altri animali domestici quali i pesci e gli uccelli, lascia il tempo che trova: nella grande maggioranza dei casi chi possiede un cane ha un unico esemplare, mentre chi ha un acquario alleva, di norma, decine di pesci, ecco perché questa statistica è così fortemente sbilanciata verso questi animali.

La passione per i cani e per gli animali domestici ha, ovviamente, delle implicazioni di natura economica: dal momento che così tanti italiani vivono in compagnia di animali domestici, questo settore economico gode davvero di una grande floridità.

Le spese e i prodotti più acquistati

Secondo lo studio in questione, nel 2018 gli italiani hanno speso circa 2 milioni di euro per i loro “pet”: chi possiede un animale, d’altronde, sa bene che alcune spese devono essere previste, di conseguenza tale cifra non stupisce se la si rapporta al così elevato numero di appassionati.

Come si può facilmente immaginare, tra le voci di spesa figurano al primo posto i mangimi, seguono i prodotti per l’igiene, articoli che possono presentare peculiarità molto differenti non solo per le loro specifiche caratteristiche, ma anche per gli animali a cui si rivolgono.

Il “podio” viene completato dagli antiparassitari, prodotti che hanno un’importanza indiscussa soprattutto a livello cinofilo, non a caso e-commerce specializzati quali PetIngros vi dedicano degli ampi spazi, altre categorie piuttosto rilevanti corrispondono ai prodotti per masticare, anch’essi importantissimi per il benessere dei cani, e ai giochini.

L’Italia e gli animali domestici: un autentico binomio

Parallelamente a questi dati emblematici, il Rapporto Assalco-Zoomark 2019 ha messo in evidenza un altro aspetto che rende sicuramente merito al nostro Paese: l’Italia, infatti, sarebbe la terza nazione al mondo per capacità di essere “pet friendly” a livello di servizi ed accessibilità.

Non ci sono dubbi, dunque: gli italiani amano gli animali domestici e sono assolutamente ben disposti a spendere per farli star bene, come è giusto che sia.

Le cospicue spese che vengono compiute in Italia per i “pet”, peraltro, risultano ancor più consistenti in considerazione del fatto che negli ultimi anni non stiamo vivendo di certo una condizione di grande prosperità economica.

Ovviamente, non è mai superfluo sottolineare che adottare un cane o qualsiasi altro animale domestico è un qualcosa che va al di là del discorso economico: acquistare i mangimi e quant’altro necessario è fondamentale, certo, ma avere un “pet” significa dedicarli tempo, affetto ed attenzioni.

L’animale domestico, dunque, non è un semplice hobby, ecco perché adottare un cane, un gatto, dei pesci o qualsiasi altro animale è un passo che deve sempre essere compiuto solo ed esclusivamente con la dovuta consapevolezza.

Pet Therapy: l’aiuto degli amici a 4 zampe nella battaglia al Coronavirus

La storia che stiamo per raccontarvi, infatti, è quella di Wynn, una labrador addestrata dalla dottoressa Susan Ryan, impegnata nella lotta contro il coronavirus presso il pronto soccorso del Rose Medical Center di Denver, in Colorado, negli Stati Uniti.

La foto della dottoressa che la ritrae insieme a Wynn mentre cercava di accarezzarlo ha fatto il giro del mondo.

“Sono appena scivolata lungo il muro e Wynn si è appena sdraiata lì con me“, ha dichiarato la dottoressa Ryan. “Troviamo tale conforto nel riuscire ad accarezzarla e questo ci motiva e ci ricorda solo che siamo connessi“.

Le piace confortare i primi soccorritori e il personale del pronto soccorso e questi la accolgono sempre ben volentieri.

Da quando l’ospedale ha iniziato a introdurre ulteriori precauzioni di sicurezza, farle le coccole ha avuto un impatto positivo sul sovraccarico di lavoro del personale, anche se dopo è richiesta una maggiore pulizia nel lavarsi le mani e le braccia.

Wynn è in fase di addestramento per diventare un cane da assistenza per l’associazione Canine Companions for Independence, un’organizzazione no profit che fornisce assistenza gratuita a bambini e veterani con la Pet Therapy.

La dottoressa dichiara, inoltre, che “È una connessione cuore a cuore. Dal momento in cui siamo in contatto con lei, accarezzandola, annusandole le zampe (che odorano ancora di popcorn) ci aiuta a ricordare che siamo esseri umani e connessi l’uno con l’altro. Cade l’armatura che abbiamo indossato per svolgere il nostro lavoro“.

L’assistente sociale che condivide il suo ufficio con Wynn ha fatto dell’intero ambiente una sorta di oasi nell’ospedale, aggiungendo anche un diffusore per aromaterapia.

“Passerà. Passerà come un calcolo renale, ma passerà” ha detto la dottoressa Ryan.

Wynn pet therapy
Foto: Baylor Scott & White McLane Children’s Medical Center

Quando le persone fanno visita a Wynn, lei oscura le luci, le copre con una coperta calda e fa una meditazione guidata, mentre si coccolano accanto a lei.

In questo periodo, il livello di stress inizia a farsi sentire sempre di più e Wynn è ancora più affettuosa con addetti ai lavori e non in cui si imbatte all’interno dell’ospedale.

Dopo qualche minuto con lei, anche la persona più sopraffatta dallo stress e dalla stanchezza cambia totalmente, ricaricandosi di energia positiva.

“Quando escono, i loro volti sono completamente diversi”, ha spiegato la dottoressa, “Wynn sembra sapere quando le persone sono stressate e si avvicina arrampicandosi a loro. Mi piace pensare che sia in sintonia con tutti noi“.

“Wynn è così concentrata nel suo lavoro, che dà tutto il suo cuore … Non c’è dubbio… lei è la nostra salvezza“.

Ecco, allora, che in un momento così difficile per tutti, ma ancora di più per coloro che ogni giorno sono in prima linea contro il coronavirus, i cani si rivelano ancora una volta un alleato insostituibile dell’uomo, assistendolo e supportandolo meglio di qualunque figura professionale specializzata.

Coronavirus: sono i cani che devono aver paura dell’uomo!

Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione.

Tuttavia, poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a SARS-CoV-2, è importante proteggere gli animali di pazienti affetti da COVID-19, limitando la loro esposizione.

Del resto è lo stesso Ministero della Salute che nelle FAQ sul Coronavirus ha spiegato questo concetto (http://bit.ly/coronavirus_faq).

Non ci sono prove che animali domestici possono essere infetti, ma è anche doveroso lavarsi sempre le mani con acqua e sapone dopo il contatto con loro, questa è una regola valida sempre perché ci protegge da vari batteri comuni. Importanti sono le misure igieniche di base che andrebbero sempre tenute come il lavaggio delle mani prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo.

Pubblicata il 31 marzo 2020 sul sito del Ministero la doverosa puntualizzazione da parte della categoria dei Medici Veterinari su come pulire le zampe del proprio cane al ritorno dalla passeggiata, dopo che nei giorni scorsi erano circolate notizie false e pericolose per la salute degli animali, da fonti non attendibili. “La candeggina non va assolutamente utilizzata per pulire le zampe dei cani al rientro da una passeggiata nemmeno se molto diluita in acqua.” Al rientro dalla passeggiata, le zampe del nostro animale da compagnia possono essere pulite utilizzando acqua e sapone neutro, sempre comunque con molta parsimonia e cautela.

Potrebbe però essere vero il contrario, cioè che siamo noi a poter infettare loro, anche se gli effetti su di loro sono diversi dai nostri. Si sono riscontrati sporadici casi di persone malate che hanno infettato i loro amici a 4 zampe. Infatti, spiega Agrimi, direttore del Dipartimento sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria: “L’elevata circolazione del virus tra gli esseri umani sembra però non risparmiare, in alcune occasioni, gli animali che condividono con l’uomo ambiente domestico, quotidianità e affetto”, prosegue l’esperto, specificando che, al 2 aprile 2020, a fronte di 800 mila casi confermati nel mondo di coronavirus nell’uomo, sono solamente 4 i casi documentati di positività negli animali da compagnia: due cani e un gatto ad Hong Kong e un gatto in Belgio. E in tutti i casi, all’origine dell’infezione negli animali vi sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da coronavirus.

Riassunto per chi ama regole chiare:

  1. a) se non sei malato, tieni assolutamente il cane con te, non lo abbandonare e portalo a spasso come faresti normalmente. Tieni conto solo del raggio di distanza da casa come previsto dal DPCM.
  2. b) se sei positivo al coronavirus ed hai persone in famiglia o amici che se ne possono occupare, dai per qualche giorno il tuo amico a chi se ne può occupare, almeno finché non guarisci. Questo per non mettere a rischio il tuo animale.
  3. c) se sei malato, ma non sai a chi lasciare il tuo cane/animale, tienilo con te magari stando attento a non scambiare troppe coccole con lui. Del resto loro sicuramente preferiscono rischiare di prendersi il COVID19 piuttosto che essere abbandonato e perdere l’unica persona che vale la loro vita.

Va inoltre ricordato e sottolineato che i nostri amati cani sono fondamentali nelle nostre vite in generale, come tante ricerche evidenziano, perché contribuiscono alla nostra gioia e al nostro benessere, soprattutto in periodi di stress come sono questi giorni che stiamo vivendo. Quindi passare del tempo con il proprio cane e accompagnarlo nel giro o nei giri quotidiani (nel rispetto della normativa) contribuisce a mantenere in salute noi e loro. Insieme. Sempre.

Avere un cane in casa: come comportarsi?

Per molti, avere un cane in casa diventa un’ancora di salvezza ed è proprio per questo motivo che gli animali domestici vengono sempre di più trattati come dei veri e propri figli.

In merito a tale aspetto, abbiamo trovato molto interessante un’intervista condotta da Radio KissKiss, nel corso del programma “Pippo Pelo Show” condotto da Pippo Pelo e Adriana.

Ad essere intervistato è stato il dottor Lorenzo Tidu, medico veterinario esperto e specializzato in Etologia applicata, nonché Tenente Colonnello e medico veterinario dell’Esercito Italiano.

Ebbene, nel corso del programma si è discusso del fatto che molti si domandano se sia giusto tenere in braccio il proprio cane, farlo salire sul letto e concedergli tutte quelle piccole cose che farebbero storcere il naso a chi non ha mai avuto un pelosetto in casa.

Se vi rivedete in questa descrizione, allora il dottor Tidu ha buone notizie per voi!

Il dottore, infatti, chiarisce che non c’è nulla di sbagliato nel fare alcune concessioni, se ciò fa piacere al padrone.

Tuttavia, è importante che vengano instaurati e rispettati dei ruoli gerarchici nel rapporto tra uomo e cane, per evitare di arrivare al punto in cui sarebbe l’animale a gestire gli spazi e non il contrario.

“Va bene l’affetto per gli animali, ma deve restare tale! L’importante è che sia il proprietario a gestire gli spazi, il cane ama stare a contatto con il suo proprietario. Il contatto fisico e il dare attenzione sono cose a cui gli animali, specialmente i cani, anelano! Avere un cane non significa avere spazio fisico, ma spazio inteso come tempo da dedicargli! Il cane fa parte del nucleo familiare e vuole stare con gli altri componenti”

Cane in casa pro e contro
Cane in casa pro e contro

Queste le parole del medico veterinario.

Ci sono molti che, per mancanza di tempo, lasciano i propri cuccioli nelle scuole di addestramento o negli asili per fargli trascorrere del tempo insieme agli altri cani e per permettere loro di vivere all’aperto; altri, invece, sostengono che sia meglio portarlo con sé sul posto di lavoro.

Queste sono di certo alternative utili da poter sfruttare per coloro che possano permetterselo, ma è sempre importante verificare se il cane abbia avuto una vita social buona e di un certo tipo, se è socievole e se riesce a stare senza problemi con gli altri cani.

Insomma, bisogna sempre ragionare sull’impatto che la vostra scelta ha sulla salute del cane e sul suo comportamento, evitando di prendere le relative decisione solo in base alla propria comodità.

“Molti mi dicono che per me è più semplice, perché ho il giardino e lo spazio adatto per ospitarlo e per vivere con un cane, ma, secondo il mio parere, è più importante avere tempo da dedicargli piuttosto che uno spazio necessario, che, voglio specificarlo, è pur sempre un elemento fondamentale in ogni caso”

Il cane fa parte del nucleo familiare e deve stare insieme al padrone; questa attenzione e questo coinvolgimento il cane deve riuscire a percepirli: non è una questione di spazio, ma di tempo, di attenzioni e di cura.

Pertanto, alla domanda “gli animali sono felici di vivere in casa?”, il dottore risponde di sì, ma a patto che gli venga dedicato il tempo necessario e di cui hanno bisogno.

Ciò è importante soprattutto in considerazione del fatto che, ad oggi, il rapporto tra uomo e cane è molto diverso rispetto a quello che si aveva in passato: prima era considerato un cane da pastore, da lavoro e non c’era l’intimità che si sperimenta ora; oggi, è un membro della famiglia a tutti gli effetti, che ha bisogno di amore e attenzioni proprio come un figlio!

 

Cani ritrovati: la storia di Leo che ci ha insegnato cosa significhi “aspettare”

Ci sono tante storie sul web di cani ritrovati o che tornano dal proprio padrone dopo anni di attesa.

Oggi, vogliamo raccontarvi la storia di Leo, un piccolo meticcio, che ha dato una lezione sull’amore a tutti noi.

Ha atteso i suoi padroni per 4 anni. E lo ha fatto aspettando esattamente sempre allo stesso incrocio, fino a quando li ha ritrovati.

Saltò fuori dal finestrino nel 2015 in una strada della Thailandia.

Ora, grazie ai social, riabbraccia la sua famiglia, ma non tornerà a casa…

Questo è quanto si legge in un articolo di Giacomo Talignani su LaRepubblica

Il cane si trova in Thailandia, nella periferia di Khon Kaen e, infatti, la storia è stata raccontata per la prima volta dal portale Dog Thailand.

 

Leo il cane che ha atteso i padroni per quattro anni
Leo il cane che ha atteso i padroni per quattro anni. Foto: www.naewna.com

Siamo alla metà di febbraio 2015 quando Nang, oggi di 64 anni, stava guidando insieme al marito verso la città di Khon Kaen per andare a trovare la figlia.

Dietro, con i finestrini abbassati, c’era il loro cane meticcio chiamato Bon Bon.

I due coniugi non si accorgono di nulla, ma ad un incrocio, probabilmente attratto da chissà cosa, il cane salta fuori dal finestrino.

Soltanto poco dopo, mentre fanno una sosta per fare benzina, si avvedono che il loro cane non c’era più.

Tornano subito indietro, lo cercano per oltre una settimana, ma dell’amico a quattro zampe non c’è traccia.

Passati un po’ di giorni, sconfitti dall’idea che forse Bon Bon fosse stato investito, i due smettono di cercare.

Passano i mesi, gli anni, finché un abitante che per lavoro percorreva sempre la stessa strada comincia a notare quel cane fermo ogni giorno ad un incrocio.

Una mattina, vede che a dargli da mangiare c’è una donna e si ferma a fare due chiacchiere.

La signora Saowalak, 45 anni, racconta di aver incontrato l’animale alcuni anni prima.

“Era pelle e ossa, era malato” dice.

Lo raccolse dalla strada portandolo nella sua casa, ma, poco dopo, Leo, questo il nome che gli aveva dato, scappò.

La donna andò a cercarlo nello stesso posto in cui lo aveva trovato e il cane era ancora lì, all’incrocio.

A quel punto, capì che il cane stava aspettando qualcuno, anche perché era sempre molto vigile quando era in quel punto.

Allora, decise di prendersene cura a distanza.

Incuriosito dalla storia, la persona che ha raccolto la vicenda nei primi giorni di settembre del 2019 ha deciso di pubblicarla su Facebook con una foto dell’animale.

Il post è diventato virale e la vicenda del cane che aspettava da anni all’incrocio è rimbalzata velocemente sui social, tanto da arrivare fino alla figlia di Nang.

“Mamma, non sembra Bon Bon?” ha chiesto la figlia alla madre notando la somiglianza con quel cane ora chiamato Leo.

Nang ha raccontato ai media del sud est asiatico che “quasi mi è venuto un infarto: era lui“.

I vecchi proprietari si sono immediatamente diretti a quell’incrocio e lì hanno chiamato Bon Bon, che è arrivato scondinzolando e facendo festa.

L’attesa durata quattro anni era finita.

Trascorse alcune ore a coccolare il loro cane, la famiglia di Nang ha incontrato anche Saowalak, la donna che si è presa cura di lui.

Quando tutti insieme si sono ritrovati in quell’incrocio ed è arrivato il momento di riportare Bon Bon a casa, il cane è però apparso riluttante a seguire la sua vecchia famiglia.

“Sembrava essersi legato alla nuova padrona“, ha detto Nang.

Bon Bon era diventato a tutti gli effetti Leo.

Dopo averci pensato un po’, la vecchia famiglia ha deciso di affidare il cane a Saowalak, pagando, però, una visita al veterinario per assicurarsi delle condizioni di salute di Leo.

L’animale adesso vivrà con la sua nuova amica, mentre i suoi precedenti padroni promettono di andarlo a trovare spesso.

Noi non sappiamo se la storia sia stata raccontata così o se sia effettivamente andata così, come non sappiamo come mai Leo sia stato titubante nel voler seguire i padroni, fatto sta che l’attesa è finita…

“L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi“
(Dietrich Bonhoeffer)

 

Cani al matrimonio: Charlie accompagna in fin di vita la sua padrona all’altare

Sentiamo ormai tante storie di cani al matrimonio dei propri padroni, pronti ad accompagnarli all’Altare nel giorno più importante della loro vita.

Del resto, è una splendida scelta visto che i nostri amici cani fanno parte delle nostre vite e, quindi, in un giorno così importante è molto bello che possano essere con noi.

Tanto che una fotografa, che poi ha immortalato anche questa storia, si è specializzata proprio in questo tipo di foto: Jendz photography

Stupisce davvero molto quando questi legami riescono ad arrivare ai limiti dell’incredibile, ma in questa storia c’è solo tanta commozione, nessuna cosa strana o bugia raccontata.

Si tratta della storia di Charlie, il cane che, in fin di vita, ha accompagnato la sua proprietaria al matrimonio.

15 anni di condivisioni, di quasi simbiosi, di emozioni tra Charlie e Kelly, che potete vedere in alcune foto qui:

Charlie il cane che in fin di vita ha accompagnato la sua padrona all'altare
Charlie il cane che in fin di vita ha accompagnato la sua padrona all’altare. Foto: Jen DZ

Kelly non avrebbe desiderato altro che vedere il suo amico Charlie accanto a lei il giorno del suo matrimonio. Eppure, sapeva che, viste le sue condizioni di salute, non ce l’avrebbe mai fatta.

La sua gioia nel vederlo arrivare quel giorno, trasportato in braccio da sua sorella, è stata incontenibile.

Come ultimo sforzo, il cane Charlie ha voluto accompagnare la sua migliore amica all’altare, in un giorno così importante.

Purtroppo, Charlie è morto due settimane dopo, circondato dall’amore e dall’affetto che ogni cane merita.

Una bella storia di amicizia.

Lei veterinaria, lui portato da cucciolo nella clinica nella quale lei lavora ed è da lì che questa magnifica storia prende il via.

Purtroppo, però, all’età di 15 anni a Charlie è stato diagnosticato un tumore al cervello.

Nessuna possibilità di cura, data anche l’età del cane.

Questa terribile notizia è arrivata a Kelly proprio poco prima del suo matrimonio, al quale avrebbe voluto che lui fosse presente al suo fianco, ma le sue condizioni non erano adeguate o, forse, non sembravano tali.

Vederlo arrivare e percorrere la navata in braccio a sua sorella è stato di certo uno dei momenti più intensi di quella giornata.

Charlie ha intrapreso il suo cammino sul ponte arcobaleno due settimane dopo, ma ciò che ha lasciato a tutti sono amore, lealtà e questa splendida storia da raccontare.

 

Il cane Charlie al matrimonio dei propri padroni
Il cane Charlie al matrimonio dei propri padroni. Foto: Jen DZ

Cani e bambini: come i cani aiutano a non aver paura della TAC e non solo!

Il rapporto tra cani e bambini è sempre stato qualcosa di speciale, ma c’è un luogo in cui questo magico legame è diventato qualcosa di più di una semplice compagnia per giocare.

Siamo al Southampton Children’s Hospital ed è qui che i medici hanno ben pensato di farsi aiutare dai nostri amici a quattro zampe per far passare ai bambini la paura della TAC.

Naturalmente, stiamo parlando di cani da Pet Therapy: SCH Therapy Dogs.

Leo Golden Retriever Pet Therapy
Foto di: SCH Therapy Dogs

Si tratta, in questo caso, di un Golden Retriever di nome Leo, che mostra ai bimbi come funziona la macchina e che si può stare tranquilli anche nel tubo.

Logicamente, la macchina non è in funzione, lo diciamo per i più scettici e sempre pronti alle critiche.

Ci mancherebbe!

La cosa molto bella, simpatica e interessante da emulare è che una voce guida spiega tutto quello che il cane può fare durante la rilevazione a raggi X: dormire come in un letto, ascoltare musica e farsi scattare foto, come fa Leo.

Ed è qui che i bambini si rassicurano.

Non è un semplice racconto, ma la pura verità.

Questi passaggi vengono fatti anche con altri macchinari, come l’eco-cardiogramma.

È incredibile come questi cani sappiano fare alla perfezione il loro “lavoro”. Bisogna davvero dirgli grazie.

Pet therapy bambini
Pet therapy bambini. Foto di: SCH Therapy Dogs

Questa splendida idea di far “spiegare” ai cani che quelli che hanno davanti non sono macchinari così brutti è nata già sei anni fa, quando un piccolo paziente aveva paura di indossare una maschera in ospedale.

Accanto a lui c’era un amico a quattro zampe, che non ha esitato a mettersi la maschera al posto suo.

Da quel momento, il bimbo non ha avuto più problemi.

Ovviamente, i dog-tor – così vengono chiamati i cani che lavorano in ospedale – dispensano tantissime coccole a tutti i piccoli malati.

Guarda qui qualche foto per renderti conto di cosa sono capaci: QUI.